Di domenica in domenica – estate 2022

15 Agosto – Assunzione della beata Vergine Maria

La Parola del giorno: Ap 11,19a; 12,1–6a.10ab; Sal 44; 1Cor 15,20–27a

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

— *** —

Maria “si alzò e andò in fretta” dalla cugina Elisabetta per offrire i servizi ad una donna anziana, che attende di diventare madre, mossa dal desiderio di comunicare alla cugina la gioia che provava per la «meraviglia» operata in lei dal Signore.
Sant’Ambrogio, commentando la fretta di Maria, afferma: “la grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze”.
Maria mentre porta il suo bambino, è la vera dimora di Dio e come tale viene riconosciuta dalla cugina. Dio viene ad abitare fra gli uomini, ma la dimora non è più un tempio di pietra è una persona! D’ora innanzi non sarà più con le pietre che si edificherà la abitazione di Dio sulla terra, ma con la fede, con l’” eccomi”. Fondamento di questa nuova casa è la Parola di Dio.  Maria, infatti, si è fidata, ha creduto possibile quanto il Signore le ha detto. L’assunzione al cielo di Maria, frutto della risurrezione di Cristo, “primizia” dei risorti, anticipa il destino di gloria promesso a “quelli che sono di Cristo”, la primizia dei redenti.
Chiediamo al Signore di incoraggiarci a compiere queste azioni: andare, servire, gioire, fidarsi.
Buona festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
(da “Parola e vita”, canale Telegram)

 

14 Agosto – XX Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Ger 38,4-6.8-10; Sal 39; Eb 12,1-4

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

— *** —

In questo Vangelo Gesù decide di recarsi a Gerusalemme, dove sarebbe stato elevato in alto (cfr Lc 9,51); la strada offre incontri, insegnamenti, guarigioni. E’ il cammino verso Dio, in Gesù proposto a noi, le cui caratteristiche comprendiamo grazie alle tre affermazioni del vangelo di oggi: innanzitutto la volontà di Gesù di accendere un fuoco. Dai profeti fino all’annuncio di Giovanni Battista (cfr Mt 3,11), il fuoco indica l’agire purificante di Dio. A Pentecoste, le lingue di fuoco dello Spirito infiammano di missionarietà la comunità dei discepoli. Gesù desidera giungere a Gerusalemme perché il fuoco della sua croce e risurrezione pervada i suoi discepoli e, attraverso loro, tutta la storia. Un fuoco si accende con un’esca fatta di foglie secche, rametti piccoli: per quanto nulla siamo, il Signore saprà accenderci. Con la seconda affermazione, Gesù evidenzia la sua consapevolezza riguardo al fuoco che può accendersi compiendosi in Lui un battesimo. Anche ai figli di Zebedeo, Gesù presenta la necessità di un battesimo per entrare nella sua gloria (cfr Mc 10,33-40). E’ l’immersione nel rifiuto degli uomini, fino a gridare:”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (cfr Mc 15,34) e, nonostante tutto, continuare ad essere consumati dalla fiamma d’amore e persono. La terza rivela l’intento di Gesù di portare divisione. Da un fuoco d’amore e perdono, nasce divisione anche tra familiari? E’ Gesù stesso che in Gv 14,27 rassicura del dono della sua pace, che ci darà “non come la dà il mondo”. La pace di Cristo è la comunione tra Dio e ogni uomo e tutti gli uomini tra loro (cfr Ef 2). Colui che vive una pace individualista e omologante, e rifiuta la pace di Cristo, sarà in opposizione rispetto a colui che, accolta la pace di Cristo, si adopera per rendere viva la Chiesa e testimoniare al mondo il perdono di Gesù. Fuoco, battesimo, divisione, cioè infiammarsi, consumare, resistere: tra tanti, san Francesco d’Assisi e santa Caterina da Siena, nostri patroni d’Italia e amici di bambini e giovani cresciuti nello scoutismo cattolico, testimoniano queste parole. L’esperienza di Cristo (nella diversità dei loro cammini di vita) ha infiammato questi santi, unendoli sia a Lui fino alle stimmate, sia alla Chiesa, suo corpo mistico; sia, anche, a ogni uomo e donna che incontrarono, pur nella divisione che sperimentarono in famiglia e in coloro che non accoglievano il fuoco della loro testimonianza.

(A cura dell’Associazione italiana guide e scouts d’Europa cattolici)

 

Padre, fa’ che guardando me in Te, veda che Tu,

per il fuoco della tua carità, mi crei a immagine e somiglianza tua.

Bontà eterna, in Te che ami me,

fa’ che io ami il prossimo spiritualmente e corporalmente,

senza utile o piacere o gratitudine.

Eterno Dio, fa’ che sappia in Te esser fuoco, perché Tu sei fuoco

d’amore e per fuoco d’amore hai creato l’uomo. Amen.

(Libero adattamento di un’orazione di santa Caterina da Siena)

7 Agosto – XIX Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Sap 18,6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

— *** —

“Non temere, piccolo gregge”. Così si apre il Vangelo di oggi. E’ un’espressione che ci infonde coraggio, ci rassicura, ci accarezza. Oltre ogni logica umana che individua nel successo, nella ricchezza, nel potere l’origine della felicità e la garanzia di sicurezza, l’invito di Gesù qui sta nel riporre piena fiducia in Dio, fonte della vera gioia. Qual è il tesoro verso cui è rivolto il nostro cuore? Affaticarci per accumulare beni, lasciarci travolgere dalle preoccupazioni per possedere, lasciarci avvolgere dal nostro egoismo… non serve. Solo quando riusciamo a leggere la nostra vita con gli occhi di Dio, ecco che ogni vicenda assume colori nuovi, ecco che scompaiono preoccupazioni e paure. Essere servi di coloro che soffrono e che sono in situazioni di disagio, farsi compagni di viaggio verso il bene più prezioso che nessun ladro potrà rubare: Gesù Cristo, qui sta la nostra ricchezza.

(A cura dell’Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali)

Sei la salvezza della vita,
la mia serenità nei travagli del mondo.
Tu sei per me la pace nelle tentazioni,
il sostegno nelle ore disperate
e la vittoria nel combattimento
che sostengo per portare alle anime il Regno,
ad amarti sempre piu!
Gesù, confido in Te

(Preghiera a Gesù misericordioso)

31 Luglio – XVIII Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Qo 1,2; 2,21-23; Sal 89; Col 3,1-5.9-11

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 12, 13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

— *** —

Oggi vediamo Gesù che viene chiamato a dirimere faccende di eredità. Egli si rifiuta, è venuto al mondo per ben altro. Sa bene che gli uomini sono dotati di intelligenza e di libertà, e perciò possono decidere autonomamente sulle cose di questo mondo. Sfrutta, però, l’occasione per farci riflettere sui beni materiali. Egli non li condanna: la terra e i suoi frutti, l’acqua, gli alberi, gli animali, sono doni di Dio e servono da usufrutto all’uomo. La parabola ci narra di un uomo ricco che vorrebbe abbattere silos per costruirne più grandi da contenere riserve smisurate. Fine della sua vita è accumulare ricchezze in gran quantità per potersi riposare, mangiare, bere e divertirsi in una eternità terrena. Tutto il resto non conta. Gli altri, Dio e l’aldilà non esistono. L’appetito dei beni, il loro accaparramento, è molto sentito da noi uomini perché essi danno il senso della sicurezza, dell’indipendenza, del potere e della superiorità. Ma quando di tutto ciò se ne fa lo scopo della vita, magari creando inquinamenti, sfruttamenti, disuguaglianze e povertà, si diventa “stolti”, anche perché si potrebbe non goderne a lungo:”questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”: non siamo che foglie che il vento improvviso fa cadere e morire. ma c’è di più nell’insegnamento di Gesù. E’ lecito e doveroso provvedere al sostentamento e al benessere fisico e morale, ma non esistiamo solo noi. Ci sono gli altri, i fragili, i poveri che hanno diritto al cibo sottratto loro il più delle volte dal nostro egoismo. Per essere cristiani autentici non si deve “stare a guardare dai balconi”, indifferenti e sazi dell’avere e del possedere, ma scendere e camminare con gli altri, spezzando il pane, solidali in tutto, anche nella sofferenza. Il Signore oggi ci invita a distaccarci dai beni terreni e a non preoccuparci di quello che mangeremo o berremo (Mt 6,25-33) e ad amarlo sopra ogni cosa anche nei fratelli. Solo questo conta per entrare nel Regno “che solo amore e luce ha per confine” (Dante, Paradiso XXVIII, 54).

(A cura dell’Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori e formatori)

Signore,

non posseggo ricchezze né magazzini,

eppure quel poco che ha s’impossessa della mente e del cuore e

volge lo sguardo su me stesso.

Gli occhi, appesantiti dalla terra,

non riescono a scorgere te e chi mi sta accanto.

Ti prego, Signore, apri il mio cuore perché possa ringraziare

e glorificare te ed essere attento ai bisogni dei fratelli.

24 Luglio – XVII Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Gen 18,20-32; Sal 137; Col 2,12-14

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11, 1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

— *** —

Gli apostoli chiedono al Maestro di insegnare loro a pregare e Gesù regala a loro e a noi il Padre nostro, la preghiera delle preghiere, il nostro Vangelo tascabile. Con la sola nostra intelligenza, non avremmo mai potuto esprimere pensieri così elevati e retti nel rivolgerci al Signore. C’è prima di tutto Dio Padre, che va ringraziato e lodato per il creato e tutto quanto ci elargisce: a Lui si chiede l’avvento del suo regno, regno di pace, di giustizia e di santità. Poi ci siamo noi, con i nostri bisogni e fragilità. Preghiamo di essere sfamati, di essere perdonati per i peccati – non siamo proprio immuni da colpe! – come anche noi perdoniamo i nostri debitori, e di non essere abbandonati alla tentazione: da soli siamo impotenti a liberarci dai lacci di Satana. E’ l’essenziale della preghiera, quello che conta. Nel colloquio col Signore, però, oltre a chiedere la crescita della fede e dell’amore, possiamo pregare per la salute, per i malati, per i sofferenti, per i moribondi, per i sacerdoti, per i defunti, per i nostri desideri. Il Signore ci ascolterà? Dobbiamo essere insistenti, ci dice Gesù, e poi avere fiducia. Se non siamo esauditi, è segno che Lui ha disposto diversamente per il nostro bene. Egli è Padre e non ci darà uno scorpione al posto di un uovo. Certamente ci darà lo Spirito Santo. E’ Lui che “ci fa gridare: Abbà, Padre!” (Rm 8,15), che ci rende figli adottivi, che ci ricorda le parole di Gesù, che fa crescere il Regno di Dio in noi, che lo diffonde su tutta la terra.

(A cura dell’Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori e formatori)

Signore,

quando penso a te, quando ti prego, non faccio altro

che parlare e parlare, e chiedere cose di cui ho bisogno.

Concedimi la tua intimità e donami il silenzio

per poter ascoltare le parole che portano al padre,

che piegano la volontà ai progetti che hai su di me.

Le mie sole parole, Signore,

siano un inno di fede, di lode e di ringraziamento.

17 Luglio – XVI Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Gen 18,1-10 a; Sal 14; Col 1,24-28

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10, 38-42

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

— *** —

Anche Gesù aveva bisogno di riposo, di ferie, come noi che ne stiamo usufruendo in questo periodo. La località prescelta é Betania, lontana dal tran tran della città, Gerusalemme, presso la casa di amici che Egli amava e frequentava: Lazzaro, Marta e Maria. Qui viene accolto da Marta che subito si tuffa nei preparativi per il pranzo e nel rendere accogliente la casa per un buon soggiorno di Gesù e i discepoli. Maria invece se ne sta ai piedi di Gesù silenziosa, in ascolto. Nell’interpretazione tradizionale, queste due figure vogliono significare la vita attiva (Marta) e la vita contemplativa (Maria), quasi a diversificare, se non a contrapporre, il modo di vivere del cristiano: da un lato un credente tutto dedito al lavoro, a volte anchre frenetico nell’operare il bene; dall’altro chi ha scelto la vita consacrata e pensa solo a pregare. Stando al rimprovero di Gesù a Marta, viene da chiedersi: ma il Signore non apprezza o apprezza poco coloro che si danno da fare per migliorare sé stessi, per la famiglia, per le attività della parrocchia, che visitano malati, servono alla mensa della Caritas, non disprezzano la straniero e fanno elemosine? Se la risposta è no, bisogna riflettere, capire il senso delle sue parole. Gesù non condanna Marta, la richiama solo perché lavora ignorando il Maestro, il festeggiato, quello che conta di più. La lezione è anche per noi. Siamo inseriti nel corpo mistico di Cristo, siamo in relazione con i fratelli ma anche con il Capo, che è Gesù: possiamo comportarci come se Lui non ci fosse? Pensiamo forse che miglioreremo o salveremo da soli il mondo? “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5), ci ricorda Gesù: nulla, sia sul piano spirituale e personale, sia sul piano sociale ed ecclesiale. Ma “tutto posso in Colui che mi dà forza” (Fil 4,13). La nostra operosità sarà retta ed efficace se siamo collegati con il Signore, come i tralci con la vite (Gv 15, 1-5). Marta è agitata, Maria è appagata. Ha scelto la parte migliore perché stava con Gesù, ha messo al primo posto quel Qualcuno che ci appartiene e a cui apparteniamo, il solo che può giudicare e valorizzare le nostre azioni. Un bicchiere d’acqua dato in suo nome ha un altro significato. Gettare le reti in suo nome porta frutti. Accostiamoci, come Maria, ai piedi di Gesù e stiamo lì in ascolto: sarà Lui a parlarci, a dar luce ai nostri passi, a sostenere le opere a Lui gradite.

(A cura dell’Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori e formatori)

Fa’, o Gesù che sei il mio Dio, che resti vicino a te in silenzio per ascoltarti.

Ti offro, Signore, la mia poca fede, le mie incertezze, le mie paure:

rendi la mia preghiera un atto di fede, di abbandono totale alla tua onnipotenza d’amore.

Fa’, o Padre, che la mia vita si lasci trasformare dalla tua volontà.

10 Luglio – XV Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno: Dt 30,10-14; Sal 18; Col 1,15-20

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10, 25-37

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

— *** —

Siamo di fronte a una pagina con una forte carica polemica. Anzitutto nei confronti degli uomini del tempio: il sacerdote e il levita che passano oltre, evitano quell’uomo percosso che giace mezzo morto lungo la strada. La parabola non specifica le ragioni di questa omissione di soccorso. Probabilmente la paura di venire in contatto con un’ impurità toccando un ferito o, forse, un cadavere, con conseguenze anche economiche: non avrebbero percepito le decime, e i riti di purificazione erano complessi e costosi. In molte occasioni i profeti hanno condannato un culto fatto di gesti religiosi esteriori, di devozioni che non coinvolgono la vita con scelte di giustizia e di amore. Non bisogna essere uomini del tempio, intenti ai propri rituali e solo preoccupati della propria integrità e purezza: bisogna essere uomini della strada che non temono di sporcarsi le mani, di compromettersi con gesti di amore concreto. In secondo luogo, siamo di fronte a una pagina polemica, perché Gesù non sceglie come esempio di amore un uomo religioso, un uomo del culto e del tempio, ma sceglie un samaritano. A quei tempi i samaritani erano considerati gente infedele, lontana dalla fede di Abramo. Gesù di proposito sceglie proprio uno di loro per farne il modello dell’amore che si fa carico del bisogno dell’altro. Anzi, non solo sceglie un samaritano, ma si identifica con lui, con la sua capacità di farsi prossimo. La parabola del buon samaritano è proprio il ritratto di Gesù e, di conseguenza, del vero discepolo, di ciascuno di noi.

(a cura del Centro Sportivo Italiano)

 

Signore, insegnaci a non amare solo noi stessi,

a non amare soltanto quelli che amiamo,

insegnaci ad amare quelli che nessuno ama.

Facci soffrire della sofferenza altrui, facci la grazia di capire

che a ogni istante, ci sono milioni di esseri umani,

che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, che muoiono di fame

senza aver meritato di morire di fame, che muoiono di freddo

senza aver meritato di morire di freddo. (R. Follereau)

3 Luglio – XIV Domenica del Tempo Ordinario

La Parola del giorno:  Is 66,10-14c, Sal 65 (66), Gal 6,14-18

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-12.17-20

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

— *** —

“Andate”: anche se a volte lo dimentica, la Chiesa con queste sue parole è inviata da Gesù. Non va concepita come un’istituzione fondata dal Messia per curare e sviluppare la sua religione. Il suo desiderio è quello di una Chiesa missionaria che sappia uscire da se stessa, annunciando al mondo la buona notizia. “Quando entrerete in una città… guarite i malati e dite loro: “E’ vicino a voi il regno di Dio””. E’ questa la grande notizia: Dio è vicino a noi e ci incoraggia a rendere più umana la vita. Ma non basta predicare una verità perché sia realmente attraente e desiderabile. Questa verità, come qualunque verità, va testimoniata, perché possa arrivare al cuore di ogni uomo. Non è sufficiente fare prediche dall’altare: bisogna imparare ad ascoltare, accogliere, guarire le ferite di chi soffre. Solo così sarà possibile trovare parole umili e buone che avvicinino a Gesù, la cui tenerezza metta in contatto con Dio, il Padre buono. “In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!””. La buona notizia di Gesù si comunica con rispetto totale, partendo da un atteggiamento amichevole e fraterno, trasmettendo pace, non certo basandosi sulla superiorità, sulla minaccia o sul risentimento.

(a cura del Centro sportivo italiano)

Cristo non ha mani

Cristo non ha mani
ha soltanto le nostre mani
per fare oggi il suo lavoro.

Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.

Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé agli uomini di oggi.

Cristo non ha mezzi
ha soltanto il nostro aiuto
per condurre gli uomini a sé oggi.

Noi siamo l’unica Bibbia
che i popoli leggono ancora
siamo l’ultimo messaggio di Dio
scritto in opere e parole.

(Anonimo fiammingo del XIV secolo)

(da: “Fissi su di Lui”, Azione Cattolica 2021-2022)